In queste settimane di “quarantena”, nella speranza di gestire l’epidemia di Convid19,  uno strumento ha fatto la comparsa nel lessico comune: il saturimetro (con le sue varianti “pulsio” o  ” pulsiossimetro”).

Per comprendere l’utilità di questo strumento innanzitutto bisogna conoscere la differenza fra “sintomo” e “segno”.

In ambito medico si indica sintomo un qualcosa che è percepito dal paziente, ma non è oggettivamente valutabile dal medico. Un dolore per esempio. Il segno invece, è una manifestazione del paziente che il medico può oggettivamente identificare e misurare: la pressione arteriosa, la temperatura corporea, una macchia della pelle o una deformità.

Nella vita di tutti i giorni può capitare che noi, o un nostro caro, s’accusi un malessere lieve. Dopo una valutazione sommaria a volte  si contatta il medico per decidere cosa fare. La risposta può andare da “stia a riposo e brodino di pollo” per arrivare ad un “vengo a visitarla”. In casi più seri la risposta può essere di ospedalizzare senza indugio. Il medico però nell’immediato ha bisogno d’informazioni. Sicuramente comunicheremo i sintomi, come ci sentiamo, se abbiamo dolori o stanchezza e via così.

Come dicevamo son sensazioni però soggettive, il medico si trova sempre a dover ponderare tutto ciò in base al paziente e alla situazione. Un paziente che riferisce di sentir freddo in piena estate in un luogo senza sistema di condizionamento e sotto una coperta ha un valore differente della stessa informazione riferita da un bambino che è appena rientrato da una passeggiata nella neve. Per questo motivo il sanitario trova preziosi i segni, soprattutto quelli che possono esser riferiti con valori precisi. Alcuni di questi segni possono esser misurati con strumenti comuni e di facile utilizzo.

Il più noto a tutti è il termometro medico, una volta erano in vetro con il mercurio, oggi sono quasi tutti elettronici. Tutti abbiamo un termometro in casa. Si tratta di un valore tanto semplice da misurare e da comprendere che ci misuriamo “la febbre” prima ancora di contattare il medico.

Meno diffuso del termometro, ma spesso presente in casa, è lo sfigmomanometro; il “bracciale per la pressione”, che misura la pressione arteriosa e riporta due valori che tutto conosciamo come “la massima” e “la minima”. In passato era uno strumento esclusivamente utilizzato dai sanitari, ma la tecnologia ha prodotto una serie infinta di strumenti automatici, di semplice applicazione, che permettono a qualsiasi soggetto d’effettuare questa misurazione autonomamente e di trasmetterla al sanitario.

A causa della recente epidemia di Covid19 adesso si sta diffondendo uno strumento ai più sconosciuto, ma di grandissima utilità:  il saturimetro ( o pulsiossimetro). 

Di cosa si tratta e che utilità ha?

Il saturimetro è uno strumento elettronico di semplicissimo utilizzo e dal basso costo. Lo strumento è anche particolarmente piccolo, grosso quando un normale tappo di sughero. Questo strumento non è invasivo, ovvero non deve “bucare” la pelle per effettuare le sue misurazioni, quindi assolutamente indolore. Si applica alla punta di un dito (alcuni si applicano al lobo dell’orecchio o in altri posizioni, ma non ci interessano ora) e in pochi secondi offre due valori. La frequenza cardiaca e la “saturazione parziale dell’ossigeno”. Cosa significa?

Il saturimetro misura la percentuale di sangue ossigenato rispetto al sangue totale. Se lo strumento indica il valore  98% significa che il su 100 molecole di emoglobina, 98 stanno trasportando ossigeno. Nel sangue l’emoglobina è la molecola che si lega all’ossigeno e che lo trasporta in tutto il corpo cedendolo alle cellule che ne hanno bisogno per il loro metabolismo. La stessa molecola di emoglobina, ceduto l’ossigeno, si lega ad una molecola di anidride carbonica (CO2) e la porta via fino ai polmoni. Qui la molecola di emoglobina libera l’anidride carbonica, che verrà espulsa quando espiriamo. Libera dalla molecola di anidride carbonica l’emoglobina riacquista una molecola di ossigeno e il giro si ripete.

La natura vuole che l’emoglobina legata all’ossigeno abbia un colore differente da quella legata all’anidride carbonica. Il saturimetro emette una luce perfettamente calibrata sul colore dell’emoglobina ossigenata e dalla parte opposta del ditale ha un sensore per leggere quanta di questa luce arriva. Con questo principio riesce ad effettuare la sua misurazione. Per questo motivo si applica alle dita (o ai lobi delle orecchie) , perché la luce riesce ad attraversarli. 

Il saturimetro quindi è in grado in pochi istanti, con grande facilità d’uso, di offrire un segno ben preciso che il medico sa interpretare.  Ed è un segno di grande importanza, perché indica quanto “bene l’ossigeno venga trasportato nel sangue”.

Perché ho utilizzato le virgolette? Perché è un valore che è condizionato da diversi fattori, che il medico conosce benissimo e sa tenerne da conto.

Il saturimetro in realtà in alcune condizioni può non fare un lettura precisa o affidabile. Per esempio in caso d’intossicazione da monossido da carbonio, il gas velenoso emesso dalle calderine difettose di cui purtroppo sentiamo spesso parlare nella cronaca, soprattutto d’inverno. L’emoglobina legata al monossido,  quando il sangue è avvelenato da questo gas insidioso, riflette la stessa luce dell’emoglobina ossigenata; significa che il nostro saturimetro ci potrebbe offrire un valore ottimo, tipo il 98%, ma in realtà il sangue non è ossigenato a dovere, anzi sta trasportando un veleno.

Altri problemi si verificano se l’unghia del dito sul quale è applicato abbia dello smalto, in particolare se color blu o nero; la luce rossa, infatti, sarà assorbita dallo smalto. Lo stesso dicasi quando le dita si presentino molto sporche. Nel caso delle unghie con smalto cosmetico si può rimediare al problema ruotando di 90 gradi il pulsiossimetro, in maniera che la luce attraversi da una lato all’altro il dito senza interessare l’unghia.
Si evidenziano problemi anche in estremità molto fredde, quindi non sta circolando abbastanza sangue, perché i vasi sanguigni sono contratti.
Quindi ci sono dei casi nei quali il saturimetro non è affidabile, ma in generale, il più delle volte è uno strumento molto utile.

Come si utilizza?

Semplicissimo, l’apparecchio si apre come una molletta da panni e si “pinza” (la presa è delicatissima) un dito possibilmente pulito e caldo. Tutti i saturimetri commerciali hanno solo un pulsante d’ accensione affianco allo schermo di lettura. Premuto il pulsante l’apparecchio s’accende e inizia a misurare. Si spegnerà da solo quando non rileva più il flusso sanguigno, quindi se si sfila dal dito o se non rileva alcuna pulsazione. Nel secondo caso si deve solo provare a infilare meglio il dito, più in profondità, o eventualmente si può provare a cambiare dito. Nel caso non si ottenga una lettura si prova anche con l’altra mano.

Durante la misurazione saranno due le cifre principali che mostrerà:

  • la cifra più grande , sotto la scritta SpO2%, indica la saturazione percentuale dell’emoglobina legata all’ossigeno;
  • una cifra in genere più piccola, sotto la scritta “PRbpm” indica la frequenza cardiaca.

Abbiamo visto che ci sono casi nei quali questa misurazione non è attendibile, questo potrebbe far pensare che non sia uno strumento utile. Invece è uno strumento estremamente prezioso nella prima valutazione medica, ormai tutti i medici di famiglia lo hanno nella borsa quando sono in visita e sanno interpretare i valori.

Anche senza esser medici o infermieri una sommaria interpretazione della misurazione è alla portata di tutti. Un valore al di sopra di 96%  è normale, buono. Al di sotto di 96% fino a 90% indica che ci potrebbe essere un problema ed è opportuno avvisare il medico. Non è un segno da trascurare. Al di sotto di 90% la situazione è seria ed è opportuno contattare il 112. 

Quando è utile misurare la saturazione?

Più o meno ogni volta che abbiamo un malessere, un’influenza e percepiamo affanno o lieve difficoltà a respirare, nonché  in caso di traumi, colpi di calore se ci gira la testa .

Abbiamo quindi compreso quale sia l’utilità del saturimetro, come utilizzarlo nella maniera corretta tenendo conto delle problematiche che più frequentemente possono presentarsi e che possono comprometterne il corretto funzionamento. Adesso che lo conoscete e avete acquisito le basi per il suo semplice utilizzo, spero sia aggiunto al vostro kit sanitario. Non abbiate timore ad utilizzarlo. Un consiglio, tenete anche due batterie di scorta, spesso quando serve scopriamo che dopo tanto tempo è scarico (lo stesso consiglio vale per il termometro elettronico e il bracciale per la pressione se li avete).

Articolo a cura di: Marco Antonio Garaventa DAN Instructor- Capriata d’Orba (AL)

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